Protesi difettose o infette – Risarcimento danni

Giu 24, 2020 | Malasanità | 0 commenti

Protesi difettose o infette – Risarcimento danni

Per protesi si intendono tutti quei dispositivi artificiali che sostituiscono eventuali parti del corpo umano mancanti o danneggiate.

La produzione di protesi può essere sia in serie, come nel caso delle valvole cardiache, che su misura come per le protesi ortopediche.

Essendo elementi estranei al corpo possono essere causa di crisi di rigetto o causare infezioni e danni molto più seri al paziente.

La legge italiana non è ancora ben chiara in caso di richiesta di risarcimento danni da parte di un paziente che afferma di aver subito danni a seguito dell’applicazione di una protesi.

Il paziente dovrà dimostrare i danni subiti a di protesi difettose o infette, supportato da un legale e da perizie medico legali, per stabilire se a rispondere dei danni sia il produttore della protesi o se la responsabilità possa essere del medico o struttura sanitaria che ha effettuato l’applicazione.

Le conseguenze per la salute a seguito di un intervento di questo tipo, e per tutta la malasanità in genere, non sono quantificabili in quanto la salute, intesa come bene, non è quantificabile.

Ragion per cui è più corretto parlare di risarcimento danni equivalente irreparabile nella totalità.

I soggetti che hanno subito danni per protesi difettose o infette, ma anche inserite in modo non corretto, possono e devono affidarsi ad un legale specializzato in errori medici, il quale, supportato da medici legali anch’essi specializzati, provvederanno ad istruire la pratica di risarcimento danni.

Come detto prima, la legge in merito non è del tutto esaustiva e si avvale della esperienza maturata su questi episodi dagli ordinamenti giuridici di altri paesi, che prima dell’Italia hanno affrontato il problema, come Stati Uniti, Inghilterra e Francia.

Esistono casi eclatanti su protesi rivelatesi dannose, ripresi ed amplificati dagli organi di stampa di tutta Italia, facendo diventare di opinione pubblica questa problematica.

Noto il caso emerso nel 2010, in cui articolazioni artificiali dell’anca, prodotte dal colosso De Puy – Johnson & Johnson, furono ritenute pericolose per la salute delle persone che le avevano impiantate.

Furono gli stessi tecnici della casa statunitense a lanciare l’allarme sui pericoli per la salute a causa di una intossicazione del sangue chiamata metallosi.

In sostanza si tratta di uno sfregamento anomalo delle parti metalliche a contatto con un conseguente rilascio nel sangue di sostanze nocive.

Anche se queste protesi fossero considerate le migliori sul mercato,

i produttori furono sommersi da richieste di risarcimento da parte di pazienti che avevano riscontrato valori anomali nel sangue, e che furono costretti a subire un nuovo intervento per asportare la protesi pericolosa attraversando un ennesimo calvario di sofferenze.

Molto più clamore suscitò il caso delle protesi al seno PIP, realizzate con un gel non conforme agli standard di sicurezza che possono di rompersi con rischio di infiammazione ai linfonodi ascellari, o addirittura causare cancro al seno.

Solo in Italia sono 4000 le donne che hanno effettuato l’installazione di queste protesi, ben 400.000 in tutta Europa.

La rabbia ed il terrore di queste donne ha investito la Poly Implant Prothèse, portando all’arresto del fondatore e del direttore della società.

Le protesi agli arti possono causare, anche a distanza di molti anni, danni dovuti: ad irregolarità tecniche; a tossicità dei componenti utilizzati; infezioni alle ossa; gravi modifiche posturali.

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